Al di qua dello sguardo - Elegia della vita schiva

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sabato 26 marzo 2011

Gente di Derry




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Hiya!

Indovina un po’ chi scrive?
Proprio tuo fratello, l’italo-irlandese!
What’s the craic? Novità?

Allora, ti aggiorno: dal St Patrick’s Day in poi (17 marzo) qua tra scuola e impegni vari c'è stato un bel marasma. Un delirio. Ci sono stati una serie di party a cui proprio non sono riuscito a sottrarmi… Tutto ha avuto inizio appunto con la festa di San Patrizio, patrono d’Irlanda e degli irlandesi, ed è stata dura fratello, molto dura! La giornata è stata tra le più lunghe della mia vita… E’ letteralmente iniziata come una carnevalata ed è finita com’era iniziata: una carnevalata verde, Verdissima. E’ praticamente esplosa col suo carico di birra e con esperienze che, credo, mi ricorderò per un bel pezzo.

Lascia che ti racconti.
La mattina mi sveglia Bobo salendo in camera tutto trepidante e già regge in mano una Carlsberg e porta sulla testa un buffo cappello a tuba verde che lo fa sembrare uno di quei Leprechaun delle favole, di quelli che se li segui non sai mica dove ti portano, e in quali guai ti caccerai. Quel cappello mi sembrò anche più buffo perché aveva uno di quei supporti capaci di contenere fino a due lattine, dotati di tubicini di plastica per bere. Lo avevo già notato al pound shop, che li vendeva appunto a solo 1 pound, e lui se ne era procurato uno, in vista dei festeggiamenti.
“Colazione?”, dice, mentre mi allunga la lattina, mentre la stappa col suo tipico pssstz.
Un veloce slainte per colazione e ci ritroviamo per le strade, già piene di carri, il vento è forte e piove un po’, ma tutti sono allegri, vanno alla parade vestiti di verde e pensano solo ad incontrare amici e bere tanta buona Guinness.
Gente di Derry e della contea e anche molti turisti, e verde, verde ovunque! E poi pupazzi protagonisti della vita del santo ci sfilano davanti, un po’ santi e un po’ serpenti… anche loro, ci diciamo, hanno già alzato il gomito.
Così la giornata prosegue alla grande e ci incontriamo con gli altri, e ci dimentichiamo del pranzo e della cena.

Poi i ricordi affiorano a sprazzi nella memoria… Dopo quelle otto pinte ingurgitate mentre parlo di politica con Imanol il Basco, mi trovo a ballare vorticosamente con una cattolica di Belfast, spillo birre con il beneplacito della folla da dietro il bancone del pub che poi ci caccia tutti e chiude; giro poi a tarda notte nel bel mezzo di una tempesta di ghiaccio alla ricerca disperata di un riparo e di un taxi, rischio di fare a botte con un ubriaco con la maglia del celtic in un Fish&Chips nel Waterside che mi ha preso per un polacco, quando riappare non so da dove quella tipa di Belfast che interviene e mi porta con sé. Mi sveglio la mattina sul pavimento a casa di non so chi, quindi mi rincammino, ciondolante e confuso, verso il Cityside, verso casa.

I giorni successivi li ho passati a riprendermi, ma non potevo nemmeno abbandonare il lavoro, né le mie attività preferite, così mi sono ritrovato, ieri, a festeggiare il mitico capodanno iraniano, a ballare al Da Vinci con i miei ex-coinquilini iraniani, primo fra tutti Sirous, che era presissimo, tutto in ghingheri e camicia bianca, e sua moglie. Poi a mezzanotte ecco che suona, da Teheran, la radio con l’inno nazionale, e che musica! Mi sentivo a casa, davvero! Gli iraniani sono un gran popolo, quando vieni te ne presento un po’, sono grandi amici!

Che ti devo dire, magari a te ‘ste storie sui bagordi sembreranno infantili, crederai che il tuo ormai non più giovanissimo fratello stia solo perdendo tempo… ma tu sai che ho scelto di dare un po' di energia alla mia vita, vita che in Italia ristagnava da un po', e credo di poterne trarre grandi benefici.
Comunque sappi che il sacrificio c'è, non è sempre festa qua, e mi mancano tutti a casa, e i vecchi amici. E ovviamente mi manchi un sacco anche tu, fratello!

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