Al di qua dello sguardo - Elegia della vita schiva

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venerdì 4 febbraio 2011

Dentro un'impazienza

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Sono fermo qui, in mezzo ad un'impazienza di cui debbo liberarmi al più presto. Avevo tra le mani La vita di schiva di Duccio Demetrio, che ho preso a leggere perché è di me che parla e sento che mi accompagnerà a lungo, per molto tempo ancora, dopo aver tentato di leggere fino in fondo: non sarà facile, infatti, esaurire un'opera che ad ogni nuovo capitolo mi immette nel mezzo di una verità che mi costringe a fermarmi, a riflettere, a verificare, a sperimentare. Soprattutto, a riflettere. E' doloroso andare avanti. Le cose appena lette fanno male. Sono così vere che debbo fare qualcosa: non posso continuare a leggere oggi. E oggi significa: in questi giorni, in queste settimane. E' sempre così: sono un cattivo lettore. Impiego molto tempo ad esaurire un libro. Demetrio esalta la virtù dell'indugio nella vita schiva, ma per me è tormento. Mi sembra di essere inconcludente, di non riuscire mai a concludere nulla: salto di palo in frasca. Mi lascio distrarre da sempre nuove intuizioni, che mi portano lontano dalla lettura di oggi...

E l'impazienza che mi allontana da me, per portarmi su sponde non meno importanti per me è un altro libro di Demetrio che ho trovato in libreria in bella mostra accanto all'opera dedicata alla timidezza. Si tratta de L'interiorità maschile. Le solitudini degli uomini. Opera immensa, piena di lezioni, tutte da apprendere. Ancor più dolorose. Dopo l'elenco dei vizi, le possibili virtù. Ho cercato sul sito della casa editrice. Poi sui siti di Demetrio. Sarebbe veramente lungo raccontare le scoperte, che vi risparmio. Vi basti solo questa: Demetrio ha inventato una Università dell'Autobiografia! Insegna a scrivere di sé, a raccontarsi. Uno dei suoi libri importanti è proprio Raccontarsi. L'autobiografia come cura di sé. Capite da dove nasce l'impazienza? Avrei dovuto comprare anche quest'ultimo libro? Sicuramente lo farò, per capire cosa io stia facendo, se questo scrivere nasce da un bisogno di 'cura', ma non capisco di che cosa! Allora, non sono del tutto sano? Perché scrivo di me, in queste forme a volte poco narrative? Per evitare il nucleo caldo e doloroso della materia del mio vivere quotidiano, perché lì è nascosta la ragione per cui non ho mai suonato in pubblico in un gruppo jazz? Cosa temo? Improvvisare non è forse la stessa cosa che vivere? Dunque, ho paura di vivere?

Sento come una febbre addosso, ora. Debbo tornare assolutamente a cercare dentro il libro da cui sono partito. Montaigne dice che la timidezza è stata la gabbia in cui è stata rinchiusa tutta la sua vita. Perché queste parole sono così dure da comprendere per me? Non è forse questo anche il mio destino? Demetrio aggiunge al titolo della sua opera un sottotitolo che suona così: Il sentimento e le virtù della timidezza. Non un vizio o una menomazione, dunque. Un sentimento. Da cui possono germinare virtù che sono proprie della vita schiva. La timidezza, da tratto del carattere, deve farsi vita schiva.

Sapete cosa ho scoperto alcuni giorni fa? Una delle mie allieve sta leggendo il libro di Demetrio! Mi sta 'seguendo'? Oppure, è una felice coincidenza? Ho trovato un compagno di sventura? Ecco, ho detto 'sventura'. E' così, io penso che un timido non sia poi così fortunato. Che abbia a che fare con una materia 'bassa', di cui sarebbe meglio non parlare. Adesso mi sarà un po' difficile guardare negli occhi quella allieva. Non mi piace condividere una debolezza con una donna... Insomma, debbo procedere per conto mio. Di nuovo la solitudine. Tutto torna. Debbo continuare a legge e farmi guidare per mano da Duccio Demetrio. Si può raccontare una lettura? Beato mio fratello Dario! Lui non ha mai avuto di questi problemi. Per lui la vita è un calice da bere fino in fondo ogni giorno, senza esitazione. Altro che indugio! Non gli sfugge nulla della vita. Ma nemmeno a me la vita sfugge! Si tratta di vedere bene di che pasta io sia fatto, in fondo.

Adesso non mi sembra di essere più impaziente. Forse, non sono veramente insoddisfatto di me. Forse la mia vita sta prendendo decisamente la piega di una 'vita schiva'. Forse non di 'malattia' si tratta. Non di un neo del carattere. Forse, raccontando ancora riuscirò a dire meglio cosa accada intorno a me. Ma soprattutto dentro di me. E' questo il paesaggio che preferisco contemplare. Da lì nascono le note della mia musica. Forse, ho motivo di sperare per me.
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