Al di qua dello sguardo - Elegia della vita schiva

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giovedì 3 febbraio 2011

L'eco di un frammento

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Dopo le pause dell'anima, dopo la riflessione e l'indugio, occorre dire chi e cosa sia intervenuto a interrompere il corso delle cose. Come se il cuore stesso non battesse più! Possiamo invocare a pretesto del silenzio l'ingorgo dei sentimenti e delle emozioni, un interdetto, cioè un'intimazione a non procedere, addirittura a desistere, sicuramente la piega delle cose che suona come Destino e irrevocabile trascorrere del tempo.
Il 13 dicembre ci eravamo fermati perplessi di fronte a un dialogo interrotto. Il tempo che ci separa da quel giorno di dicembre è servito a riscaldare il sangue, a uscire dallo stallo in cui siamo stati chiusi.
Immaginate che una ragazza folle di miele si pari davanti a voi in una fredda sera d'inverno e che vi dica cose insensate a proposito di quello che avreste potuto fare insieme se non aveste rimandato più volte un appuntamento con lei. E immaginate ancora che chiami in causa addirittura la vostra condizione di persona impegnata sentimentalmente, sfidandovi sul terreno che credevate più sicuro. Considerate i dolci pensieri e la tensione verso un approdo improbabile perché carico di incognite e di rischi. Pensate pure di avere a che fare con una squinternata impenitente, che trascorre da una storia all'altra senza darlo a vedere, ma che magari vi racconta pure le ultime tre o quattro storie consumate allegramente. Ma tenete presente che non di una pazzerella si trattava ma di una donna, di un'austera bellezza femminile di altri tempi, che contrastava sonoramente con le chiacchiere e il gesticolare infantile. Come se quel contrasto fosse la spia di un modo di proporsi volutamente scanzonato e sincero, ma in realtà maschera di un dolore nascosto e di una pena inconfessabile.
Il pensiero va subito al compito che un maschio avverte come un imperativo morale, ma anche come un dolce che si distilla nel cuore: "consolare gli afflitti" non era un dovere di altri tempi? Perché, però, mi viene alla mente un'espressione così vieta e stanca? Di nuovo, mi ritroverò a donare sangue a fondo perduto? a procedere dimentico di me, facendomi risucchiare dal vortice di questa bellezza scomposta perché asimmetrica, diseguale, giacché l'esterno di questa donna sicuramente non corrisponde alla realtà della sua anima?
Immaginate l'insinuante ammiccare e il distratto discorrere delle cose più futili, quasi a voler generare la curiosità che si richiede per stabilire poi file di continuità... Insomma, gli ingredienti per un maledetto imbroglio c'erano tutti il 13 dicembre, ma non vorrei deludervi ora lasciandovi credere che io abbia corrisposto alle attese della donna-fanciulla in cerca di guai. Se una avvenente ventiquattrenne dall'aspetto virgineo, infatti, vi butta lì: "Ti chiederai cosa io ci faccia qui! Che cosa cerchi... Ti dirò: cerco guai!", ditemi voi se non deve suonare il campanello d'allarme della sonnecchiante coscienza, già quasi sedotta e annichilita - mi dicono che ho sempre subito il fascino femminile (come se fosse cosa originale ed esclusiva!) - dall'offerta per niente tacita di sé da parte di una donna desiderabile e seducente, che nasconde il suo cuore di fanciulla dietro la coltre spessa della spavalderia e della chiacchiera apparentemente disinteressata: come se non ce l'avesse proprio con voi! come se i guai non li cercasse con voi! State freschi a dire che al cuore non si comanda! Siete a un passo dal sì, magari appena sussurrato. Ma poi, sì a che cosa? Nessuna richiesta esplicita era stata formulata. Piuttosto, direi, un'esca era stata lanciata. E occorreva farsi pescatore di anime (in pena), magari vogliose di attaccamento casuale e occasionale, perché non è mai chiaro se le circostanze della vita ci interpellino per un concerto di Bach o per una canzone di Cole Porter! Voi mi direte: sempre musica è; sempre per gli occhi verdi di una zingara ci ritroveremo a dimenticare Dio, ma considerate un po' i miei quattro impegni, le cose faticosamente guadagnate con gli anni, Martina, le lezioni private, Tolentino, l'invincibile pudore di un maschio di altri tempi, e il gioco è fatto.
Per tutto il tempo della 'recita' che si svolgeva davanti a me non ho fatto altro che sorridere compiaciuto e lusingato, visibilmente emozionato. Ho finto di non vedere la donna che era dietro la fanciulla che giocava. Ho giocato anch'io, fino allo 'scioglimento', dopo l'affievolirsi della voce e l'attenuarsi della tensione erotica. Non avevo più voce. Non parole. Solo un sottile desiderio di un altro tempo da vivere con lei, ma con l'altra che era in lei, per fortuna ben nascosta e chiusa con serrami e lacci e porte che la rendevano inaccessibile. Solo il mio sguardo poteva agevolmente posarsi su di lei, ché la sua anima era chiaramente protesa verso di me, bocca spalancata nel grido trattenuto. Forse era amore quello che il grido non diceva.
Lungo le strade del mondo ci ritroviamo tutti talvolta, affannati e soli, a chiedere che sia balsamo e sponda una voce che pure si protende verso di noi. Magari vorremmo che quella voce si facesse abbraccio e altro ancora, che solo i nostri sogni ad occhi aperti riescono a dipingere nell'aria fredda della sera. Ma il tempo se ne porta il profumo nel severo incedere della notte. Ciò che resta è solo l'eco di un frammento. La vita è veramente altrove!


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