Al di qua dello sguardo - Elegia della vita schiva

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martedì 14 settembre 2010

Di altri dèmoni

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La crescita di una persona è scandita da scoperte improvvise. Della mia timidezza vi ho già parlato. Un bel giorno mi sono reso conto del fatto che gli altri non sanno quello che c'è 'dentro': non possono sapere cosa io stia pensando in questo momento. Ma, soprattutto, non possono avvertire distintamente quello che provo. Certo, è possibile scoprirlo osservando attentamente le espressioni facciali, le intonazioni della voce, certi gesti... Ma la gente, per fortuna!, è distratta.

Il risultato, allora, è questo: 'nessuno' capisce - o meglio, comprende - cosa io senta. Se qualcuno mi fa capire che 'sa', che arriva a sentire addirittura quello che io sto provando o è Martina, la mia Martina, o è un amico. A volte, capita che una persona interessata a conoscermi si metta a scrutarmi, a fare domande. Ma è facile fronteggiare una sola persona curiosa. Ho imparato a sviare chi fa domande.

Così facendo, ora riesco a difendere il mio nucleo fragile dagli assalti esterni. L'analfabetismo emotivo della gente - come lo chiama il filosofo Galimberti - è un vantaggio. La gente è cieca. Non ha occhi per sentire.

Altre scoperte importanti, però, intervengono a rallegrarci e ci fanno sentire che non siamo più quelli di prima. Ci vuole tempo, ma, ad esempio, io sono arrivato a scoprire una cosa che i vecchi concepiscono bene, al culmine della loro vita: l'amicizia è al di sopra dell'amore.

Ho sempre pensato il contrario. La conoscenza personale, cioè la conoscenza di me e delle donne che ho amato, mi ha fatto conoscere i limiti che prima o poi affiorano dell'altro - e i miei limiti agli occhi di lei -, ma mi ostinavo a credere che non ci sia niente di più alto dell'amore. Freud ha scritto che l'amore è un'esperienza delusoria: finiamo per provare delusione di fronte allo spettacolo dei limiti, appunto, del partner. E l'amore non è altro che confermare il desiderio di un 'oggetto' d'amore, a dispetto di quei limiti. Quante volte abbiamo detto a noi stessi che non ci importa nulla del fatto che la nostra donna non sia perfetta? E lei non avrà pensato la stessa cosa di noi? La maturità affettiva è anche questo: saper fare i conti con questo genere di cose. Finito l'idillio - oltre l'innamoramento -, ci ritroviamo soli di fronte all'altro, nella prosa quotidiana. Allora, si sperimenta il vero amore.

L'amicizia è lì accanto. E' quello che resta delle tante amicizie che, dopo la scuola, se ne vanno, una dopo l'altra. Quello che resta, appunto. Gli amici sono pochi, in mezzo ai tanti che crediamo siano amici. Ma l'amicizia nel tempo che cresce si trasforma. Ci accade di scoprire che è un po' meglio dell'amore. Non ci dà pena. Non ci costringe alle infinite spiegazioni. Non ci fa temere la perdita e la mancanza.
Non lo diciamo a nessuno, ma io lo penso veramente e voglio dirvelo qui: per me, l'amicizia è un sentimento da mettere al di sopra dell'amore. Naturalmente, non c'è bisogno di gridarlo ai quattro venti. Né da battersi per l'affermazione di una verità inconcussa. Se vi pare, è così.

Questa scoperta non è destinata a cambiare la mia vita. O forse sì. Ma voi credete che io non abbia detto a Martina quello che penso, quello che sento? E credete ancora che il sentire sia qualcosa che valga di meno del pensare? Il vero sentire - l'ordine del cuore - è attribuzione di valore alla persona su cui è diretto il sentimento. Se dico alla mia donna che c'è una persona che 'vale' più di lei, questo serva a me e a lei per migliorarci, per affinare ancora il nostro sentire. Io voglio che lei non perda valore ai miei occhi e, anzi, che ne acquisti ogni giorno di più.

Voi pensate che la Musica e il Cinema e la Poesia possano servire a questo scopo? Io credo di sì. Se non lo pensassi, non starei qui a parlarvi di me!


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