Al di qua dello sguardo - Elegia della vita schiva

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giovedì 2 settembre 2010

Lungo la notte ho cercato


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Vi confesso che il mio rapporto con la lettura non è facile. E vi confesso ancora che ho tenuto sempre nascosto un interesse che contrasta un po' con quello che si sa di me.
Sono portato a intrattenere con i libri un rapporto difficile. Quando ne prendo in mano uno, lo tengo aperto per anni. Certo, un romanzo si legge rapidamente. A volte, anche con un giorno. Parlo, invece, dei saggi, dei testi teorici. Prendiamo "Suoni inauditi", di Davide Sparti. Credete che si possa leggere tutto d'un fiato? Io ci sono stato sopra per anni. Ho letto e riletto. Alcune cose andavano 'provate', vissute. Conoscenze incomplete o frammentarie sono state, grazie a Sparti, corrette e chiarite, arricchite.
Quello che non sapete di me è che segretamente ho letto di Filosofia. Non molto, però. Non ne ho mai parlato, per non sentirmi dire, soprattutto da Martina, che sono strano. Eppure, quanto ci guadagna la vita dalle scoperte che si fanno con un testo di Etica o di Estetica! Ma ne riparleremo.

Ieri sono stato invitato dal mio libraio di fiducia a leggere un volumetto diverso dagli altri: Quando le poesie finiscono ovvero Psiche abbandonata, di Laura Gulia. Una giovane studiosa di vulcani racconta una storia d'amore finita in modo tale che per lei ripercorrerne le tappe equivale a un'autentica educazione sentimentale: si domanda se sia possibile un rimedio omeopatico all'amore. E' la voce narrante che se lo chiede perché la protagonista, ritrovatasi all'improvviso sola, abbandonata dall'uomo che l'aveva conquistata prendendo a prestito i più bei versi d'amore, è proprio ragionando di essi che scopre quanti ce ne siano e come alcuni possano costituire lenimento e conforto quando l'altro non c'è più. Ecco un libro su cui mi fermerò sicuramente a lungo.



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