Al di qua dello sguardo - Elegia della vita schiva

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domenica 12 settembre 2010

Non c'è più la penombra

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Non c’è più la penombra, quella zona in cui cose e persone si lasciano vedere o si nascondono, seguendo desideri, bisogni e senso dell’opportunità. Siamo nell’epoca della rivelazione continua. È la modernità, il tempo in cui, diceva lo scrittore tedesco Ernst Jünger già molti anni fa: «Si direbbe che un’esplosione abbia avuto luogo su tutto il pianeta. Il minimo recesso è strappato dall’ombra da una luce cruda». Si tratta, naturalmente, della «bomba» (o sistema) dell’informazione. È questo il grande riflettore sotto il quale scorrono costantemente le nostre vite e i nostri pensieri. Per le autorità politiche e civili la massima visibilità è un dovere verso gli elettori, in quanto garanzia di trasparenza nei comportamenti legati alle loro funzioni.

Si esprime così lo psicoanalista junghiano Claudio Risé nel suo Diario di bordo del 23 agosto. Ma non è così per noi. Non può essere così per me. Io ho bisogno di penombra. Io la cerco e la trovo. E credo che così dobbiate fare anche voi: si tratta di preservare dallo sguardo insistente e penetrante delle telecamere e dei giornalisti la parte più vera della vostra anima.

Non bisogna dire tutto. Non bisogna svelare i propri segreti. Risé, che è studioso - e terapeuta - dell'universo maschile, parla addirittura del Segreto come del primo valore maschile. Naturalmente, non si tratta dei segreti inconfessabili di chi non è fedele a se stesso!

Custodire il Segreto significa per me rinunciare alla confessione di sé, impedendo perfino alla propria donna di entrare a suo piacimento nella propria anima, per esercitare un possesso che abbiamo definito già impossibile. Non essendo noi oggetti ma persone, riusciremo a far fruttare le nostre relazioni se sapremo difendere la nostra intimità - il nucleo fragile, le nostre piccole viltà, la 'piega' dell'esistenza personale - dagli assalti che non sanno rispettare l'Inconfessabile che è proprio di ogni essere umano e che è custodito dal pudore.

Quest'ultimo sentimento è alla base della nostra libertà e dell'integrità dell'Io. Esso segna la linea di confine tra interno ed esterno. Possiamo anche aprirci - e lo faremo sempre - alla nostra donna. Condivideremo con lei ogni cosa. Ma non diremo mai: Tu sei la signora - la padrona - del mio cuore. Noi vogliamo che lei si prenda cura di noi e che sappia aprire e chiudere il nostro cuore, ma deve lasciarci andare. E' l'amore che lega. Non servono ordini e divieti.

Il tuo più tenue sguardo

facilmente

mi aprirà

benché abbia chiuso me stesso

come dita sempre mi apri

petalo per petalo

come la primavera fa

toccando accortamente

misteriosamente

la sua prima rosa

e io non so

quello che c'è in te

che chiude e apre

solo qualcosa in me

comprende

che è più profonda

la voce dei tuoi occhi

di tutte le rose

nessuno

neanche la pioggia

ha così piccole mani

EDWARD ESTLIN CUMMINGS


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